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    Melania Calvat-Di Francia è il portale che documenta il sodalizio spirituale tra la Veggente de La Salette e S.Annibale Maria Di Francia, apostolo della preghiera per le vocazioni. E' stato aperto in preparazione al centenario della morte di Melania Calvat. E' un contenitore-archivio di tutto ciò che fa riferimento al sodalizio ed è messo a disposizione di studiosi e storici.

    Biografia di Melania
     

    Melania Francesca Calvat nacque a Corps, diocesi di Grenoble, il 7 novembre 1831, da famiglia molto povera. Fin dai primi anni della sua fanciullezza fu messa a servizio come pastorella.

                Il 18 settembre 1846, pascolando le mucche a La Salette, fece la prima conoscenza con Massimino Giraud, che aveva anche lui condotto al pascolo su La Salette le mucche del suo padrone. Massimino, anch'egli nativo di Corps, era più piccolo di Melania, essendo nato il 27 agosto 1835.

                La mattina seguente, 19, sabato, vigilia della festa dell’Addolorata, i pastorelli s’incontrarono di nuovo a La Salette coi loro armenti e verso mezzogiorno appare loro la Santissima Vergine, seduta sulle pietre poste attorno a una fontana disseccata, con i piedi nell’àlveo asciutto della fontana, i gomiti appoggiati sulle ginocchia e la testa tra le mani. Essa era in atteggiamento di estremo dolore, in atto di piangere silenziosamente. La Madre di Dio comparve mesta, piangente, col Crocifisso Gesù appeso al collo, e coi simboli del­la Passione. Si dolse dei peccati di bestem­mia, della violazione della Festa, del­la inosservanza delle Leggi della S. Chie­sa, e annunziò molti castighi del Signo­re.

                La Santissima Vergine invitò i ragazzi ad avvicinarsi, e dolendosi con essi dei peccati degli uomini, li incaricò di divulgare il suo messaggio materno, che richiamava gli uomini alla conversione se volevano sfuggire ai castighi che la divina giustizia teneva preparati. Sul posto dove apparve la SS.ma Ver­gine, scaturì una fonte di acqua. Fu fabbricata una Basilica alla Madon­na della Salette, cui la S.Chiesa diede il nome di Riconciliatrice dei peccatori e cominciarono dei pellegrinaggi.

    I due fortunati pastorelli con cui la SS.ma Vergine si trattenne per circa un’ora, e a cui fidò dei secreti, furono allora collocati in Case religiose, da dove poi uscirono per andare dove il Signore li destinava.

    Nel 1851 i pastorelli mandarono al Papa Pio IX i loro segreti, ed il Vescovo di Grenoble si pronunziò in favore dell’apparizione. Dopo questa data, i veggenti non possedettero più quell’assistenza particolare del Cielo, della quale avevano fino allora goduto. Divennero presso a poco come erano prima dell’apparizione e non dettero più quelle spiegazioni così esatte e sbalorditive. Spesso unirono al racconto cose pensate da loro. Perciò non bisogna tener conto delle spiegazioni e delle risposte riguardanti l’apparizione date dai veggenti, dopo il 1851, se non concordano, o se contraddicono, a quelle date dal 1846 al 1851.

    Massimino, divenuto giovane e vissuto sempre illibato, si fece zuavo pontificio, e a 41 anni morì santamente in Corps, villaggio suo nativo, appiè della Salette.

    Ma destini più sublimi si ebbe la Pastorella Melania. Fu questa, come piamente può credersi, un’anima di quelle che nostro Signore sceglie per formarne oggetto del suo particolare Amore e dei suoi singolari carismi.

     Visse vita da santa. Illibata sempre e innocente come una bambina; fu pure di grande elevatezza di mente e dedica­ta alla più austera penitenza.

     Il suo cuore verginale fu sempre acce­so di ardente amore per Gesù e per Maria, a cui si unì un vivo zelo per la salute delle anime; e per condurle a Dio fece quasi sempre da educatrice di gio­vinette e di bambine.

    Il buon Dio,a quanto si può dire con gran riserva, e sottomettendo ogni giu­dizio alla S.Chiesa, la dotò, anche pri­ma dell’Apparizione, di molti doni di orazione infusa, di estasi, e di miracoli. Bastava il vederla, il trattare con essa, per conchiudere: Questa è un’anima tutta di Dio,è una creatura straordinaria, è una santa vivente.

     

       Così si esprime il biografo Barbèro: «Melania ebbe un’esistenza lunga e travagliata. Interrogata ed inquisita in tutti i modi da quelli favorevoli all’apparizione; calunniata, mal giudicata, spiata e male interpretata nelle sue azioni, anche le più semplici e ordinarie, da coloro che non volevano rassegnarsi ad ammettere la verità dell’apparizione. Molti le attribuirono detti e fatti che lei mai disse né fece. Lei stessa confessò, già avanti negli anni: “Mi hanno fatto dire cose che non ho mai detto!”. «Ella, possiamo dire, per la missione ricevuta da Maria Santissima, fu fatta soffrire dai buoni e dai cattivi, per motivi diversi ed a volte opposti. Abituata a soffrire da piccola, continuò a soffrire ed in capo dei suoi manoscritti scriveva: “Mon salut est dans la croix”. Sofferse molte pene morali, e fu anche tormentata dal demonio»[1].

                Indubbiamente avrà contribuito a creare un ambiente sfavorevole intorno a Melania la sua vita randagia, senza dimora fissa. «Per cinquant’anni circa, scrive  Padre Annibale, Melania compie una missione o un sacrificio a cui Iddio la destina per imperscrutabili suoi fini: una vita nòmade, errante di paese in paese, sempre sperando di trovarne uno dove si potesse nascondere a tutti e dove gli uomini non offendessero Iddio! “Taluni, – mi diceva essa un giorno – credono che mi piaccia il viaggiare e andare di qua e di là; ma come s’ingannano!”»[2].

    In una di queste peregrinazioni, andando a Palermo dal Padre Cusmano, di passaggio a Messina il 22 settembre 1877, si trovò casualmente nella parrocchia di San Lorenzo ed ascoltò la predica che  Padre Annibale, non ancora sacerdote, tenne quella sera sulla Madonna di La Salette[3].

                «Tutto in questa creatura era nuovo e alle volte misterioso. Certe virtù che in essa trasparivano, facevano ricordare delle vite dei Santi. In primo luogo la sua innocenza aveva dell’incantevole: era una colomba purissima, che pareva avesse sorvolato su tutte le umane miserie, senza bagnarsene d’una stilla: era un giglio profumato di verginità; era una bambina allora uscita dal fonte battesimale; e pure ricca di prudenza e di sapienza. Più volte abbiamo visto uccellini entrare nel Monastero, e perfino nella sua stanza, come se la cercassero per trastullarsi con essa.

                Lo spirito di mortificazione e di penitenza, che la dominava, fu in lei singolare: il suo cibo era scarsissimo: appena poche once, e lo prendeva a piccolissimi bocconi.

    In Galatìna un chilo di pane le durava quindici giorni: presso di noi ne prendeva appena un’oncia o due giornalmente. Il suo bere era limitatissimo; e mai a sorsi pieni. Pria che fosse tra noi, stava tre giorni la settimana consecutivi senza bere e diceva: C’è tanta sete nel mondo! Nel giorno di Pasqua l’abbiamo veduta a pranzo solennizzare la grande festa col prendere mezzo uovo. Non mangiò mai un frutto, non mai un dolce. Il suo riposo notturno non fu più di tre ore, e sempre sulla nuda terra. Quante volte, nel colmo della notte, con un lumicino in mano, la vedeste passare pei dormitori!

                Che diremo delle macerazioni del suo verginale corpo? Che significavano quelle biancherie asperse alle spalle di fresco sangue, che vi toccava di vedere tra la roba da mettere al bucato? E che significava quella tavola tutta irta di chiodi, formanti una croce, che mette raccapriccio, e che noi conserviamo con sbiadite macchie di sangue?

                «Eppure, calma, serena, tranquilla, consumata nella virtù e nel patire, appariva di fuori come se nulla patisse; garbatissima e delicata nel tratto, nelle maniere, nel parlare; e come se in lei gli estremi si armonizzassero, era raccolta e socievole, umile e contegnosa, amabile e riserbata, forte e arrendevole, e appariva più che adulta e matura, colei che pure era una bambina! Era davvero semplice come la colomba e prudente come il serpente.

    Avrebbe voluto immolarsi in ogni istante perché Dio fosse glorificato, Gesù conosciuto ed amato in ogni luogo, e tutte le anime santificate e salve. La sua fede viva e il suo ardente zelo le facevano considerare i sacerdoti come novelli Cristi, e le facevano sospirare che la terra fosse piena dei veri Ministri del Santuario. 

    L’anno 1897 la mia Comunità di suo­re, dette le FIGLIE DEL DIVINO ZELO DEL CUORE DI GESU’, era ancora nascente. Io aveva bisogno di una creatu­ra eletta che formasse le giovani ad un vero spirito religioso.

    Ebbi notizia che la Pastorella della Salette, Melania, allora di 66 anni, stata in Galatina della Pro­vincia di Lecce, condottavi da quel san­to Vescovo di Lecce, che fa Mons. Zo­la. Senz’altro, mi rivolsi. alla Serva del Signore, e la pregai che almeno per un anno venisse in Messina per dare prin­cipio alla novella Fondazione. Ci andai anche di presenza in Galatina. La pia Melania accettò: venne in Messina il 14 settembre di quell’anno 1897, quinto giorno della Novena di Maria SS.ma della Salette, e dimorò un anno e giorni nel mio Istituto, e d’onde poi partì per la Francia, dove il Signore la chiamava.

    Quell’anno che fu da noi, vi sparse il profumo delle più elette virtù, vi educò a santa ed austera regola le giovani re­ligiose, e ci lasciò sorpresi più volte per certi fatti che pareva avessero del so­vrannaturale; ma più sorpresi ancora per le fiamme del divino Amore che le trasparivano dagli atti e dalle parole, per l’eroica astinenza nel mangiare e nel bere, e per un grande affetto alla Croce e ai patimenti.           

    Vedeva in quest’umile Istituzione, sorta tra le sue mani, e in questo spirito di preghiera, l’alba quasi della sua vagheggiata fondazione dei nuovi Apostoli, ovvero dei Missionari della Madre di Dio. Volle pur essa attaccato al suo abito, internamente, l’abitino del Cuore di Gesù, portante questa sacra Parola, che forma la nostra divisa[…]. E non sarà mai che io e voi, Sorelle mie, dimentichiamo quella parola, che mi disse un giorno in francese: Je suis de votre Congrégation! Io appartengo alla vostra Congregazione!».

                Tralascio molte e molte meraviglie, delle quali voi ed io siamo stati testimoni, nel tempo che Melania dimorò tra noi. Nulla vi dico dei suoi improvvisi raccoglimenti, per cui pareva come fuori dei sensi, come rapita in estasi; nulla di quella specie di divinazione dei cuori, per cui leggeva occulti pensieri; nulla di due o tre guarigioni di orfanelle, avvenute in seguito all’averle essa segnate con la croce; nulla vi dico di quella straordinaria fiducia nella Santissima Vergine, per cui la si vedeva aver sempre in mano opportunamente oggetti, commestibili e denari, secondo i bisogni della Casa. Facciamo su tutto ciò silenzio, e non preveniamo gli autorevoli giudizi di chi ha l’autorità di pronunziarli»[4].

                Dopo sei anni, dacché era partita da Messina, ritornò da incognita in Ita­lia, e si ritirò in Altamura, della Provin­cia di Bari. Quivi, sconosciuta a tutti,fuorché a Monsignor Vescovo di quella Città, che immensamente la stimava, Carlo Cecchini, passò agli eterni riposi. Ma noi l’avevamo già considerata siccome Confondatrice della nostra So­cietà di Suore consacrate alla salvezza delle orfane abbandonate, e all’educazione delle giovinette civili o popolane; e la re­putavamo come nostra. Non potevamo cancellare dal nostro pensiero e dal nostro cuore chi era stata tanto prediletta da Gesù e da Maria; chi aveva fatto da Madre alle vostre Suore in un tempo in cui la pian­ta tenerella stava per essere estirpata!

    Dopo dodici anni dell’avvenuta mor­te, abbiamo fondata, in Altamura, dove Melania morì, una Casa di Suore ed orfane, in un grande fabbricato con Chiesa annessa, e dopo altri due anni, cioè nel 1918, il 19 Settembre, giorno commemorativo dell'Apparizione della Salette, abbiamo ottenuto di poter tra­sportare dal Camposanto di Altamura alla nostra Chiesa di quella Casa, il verginale corpo della pia Pastorella della Salette Melania Calvat che si chiamava con un nome religioso: Suor Maria della Croce.

    Ora quelle spoglie a noi tanto care, sono in custodia delle nostre Suore, sue spirituali figliuole.  

    Messina, Domenica di Pasqua 1919

    Canonico A.M. Di Francia

     

    (Di Francia, Scritti, vol. 51, Novenario di Preghiere e di strofette ad onore di Santa Melania Juniore Senatrice Romana composto dal Canonico Annibale M. Di Francia da Messina, Messina Tipografia degli Istituti del Can. A. M. Di Francia, anno 1919).

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    [1] Barbèro G., La Salette, op. cit., pag. 173.

    [2] Di Francia A.M., Discorsi, op. cit., pag. 75.

    [3] Id. Scritti, vol. 18, pag. 75. Sul manoscritto del discorso il Padre ha aggiunto, tra parentesi: Si trovava Melania presente, con inchiostro che egli usava negli ultimi anni del secolo: evidentemente era questa una confidenza avuta da Melania durante la sua permanenza a Messina.

    [4] Id., Discorsi, op. cit., pagg. 80-84.

     

     

     

     

     

     

     

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