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L’apparizione della SS. Vergine Maria in forma di Addolorata sulla montagna della Salette in Francia il 19 Settembre del 1846.
Gli annali della Religione Cattolica e le accreditate tradizioni di moltissime Città del mondo sono piene di migliaia e migliaia di apparizioni della gran Madre di Dio.
Si direbbe che la Santissima Vergine non stia quieta a godere la sua eterna felicità in Cielo, ma il pensiero e la materna premura del genere umano, di cui è Madre amorosissima, la spingano assai di frequente a scendere su questa terra, a farsi vedere visibilmente, per poi fare sorgere dei Santuari, là dove apparve e quivi aprire fonti di grazie di miracoli e formare centri di fede e di devozione.
Le sue apparizioni sono sempre a creature innocenti, umili e semplici.
Fra queste apparizioni, due assai famose hanno avuto luogo ai nostri tempi. Una è quella di Lourdes, dove la Vergine Santissima, in forma d’Immacolata, si fece vedere diciotto volte, dentro una grotta, dalla pia quattordicenne pastorella Bernardina Soubirous, dal dì 11 febbraio del 1858 al dì 16 luglio dello stesso anno. Questa apparizione, accompagnata e seguita da innumerevoli prodigi, ha riempito il mondo di stupore e meraviglia.
Ma dodici anni prima, un’altra non meno famosa Apparizione della SS. Vergine si era avverata sul monte della Salette in Francia.
Questa volta la SS. Vergine apparve con tutte le forme di Madre trafitta e Addolorata, e ne diamo qui la notizia, per come si raccoglie da tutte le narrazioni fatte dalle due creaturine cui la Madonna si degnò apparire.
La Salette è un monte delle Alpi francesi elevato duemila metri sul livello del mare. Ai piedi di questo monte è il piccolo paesetto di Corps.  Una giovinetta di quattordici anni, nativa di detto paese, si trovava sulla Salette a guardare le vacche di alcuni buoni contadini abitanti sul dorso del monte in poche casette ivi sparse. Questa pastorella, di nome Melania, trovandosi sola sola su quel monte, dove nessuno mai accostava, si sentiva fortemente spinta alla contemplazione delle opere della creazione e lodava l’Altissimo e si dilettava specialmente ad ammirare i fiorellini e invitarla alle lodi del Creatore, poiché era pure essa un fiorellino d’innocenza e di candore.
Un giorno, era il 18 Settembre, venerdì, del 1846, vide venire su quel monte un altro pastorello di dodici anni, nativo anche lui da Corps, a nome Massimino, il quale era stato preso a servizio per pochi giorni da uno di quei contadini abitanti sul dorso del monte, e gli erano state affidate quattro vacche a condurre sulla Salette.
Melania, che anzitutto amava la solitudine, si allontanò al vederlo, ma il ragazzo di natura vispo, vivace, la inseguì e la pregò di non lasciarlo solo, che si annoiava, ma stessero almeno a discorrersela. Melania accondiscese, col patto che egli stesse a sentire i discorsi che gli avrebbe fatti sulle divine grandezze e sull’amore di Gesù Cristo e di Maria SS. per gli uomini. Massimino, che era pure di indole docile per quanto vivace, acconsentì. Così passò il loro primo convegno, e si diedero l’appuntamento pel domani.
Il domani era il giorno maturato nei divini disegni.
Si rividero sulla Salette i due innocenti pastorelli, conducendo le vacche dei propri padroni, e Melania, piena com’era dell’amore di Gesù, propose un tabernacolo o tempietto o “paradiso”, (come lo chiamano a Corps), simile a quello che si fa quando nella processione del “Corpus Domini” il sacerdote posa il Santissimo Sacramento prima di benedire.
Si misero all’opera; tre grosse pietre formarono le due pareti di lato e quella del fondo, un’altra pietra larga (oh! quanto fortunata!) ne formò la copertura; indi raccolsero fiorellini selvatici e fecero delle ghirlande con cui adornarono il loro tempietto.
Stettero a mirarlo e rimirarlo, Massimino come per un gradito gioco, e Melania con la mente elevata alla contemplazione del mistero eucaristico, quando scoccò l’ “Angelus” del mezzodì dalla chiesetta parrocchiale della Salette. Melania invitò Massimino a recitare con essa il saluto angelico alla Immacolata Madre, e indi trassero dalle loro bisacce la piccola merenda e seduti per terra la presero col buon appetito di quella età e di quell’aria vasta, ossigenata dell’ampia montagna.
Era l’una pomeridiana, il sole splendeva in tutta la sua pienezza, non una nube velava l’azzurra volta del cielo, tutto intorno era silenzio. Le vacche adagiate placidamente sopra una lieve collinetta ruminavano il loro cibo, quando i due pastorelli, sdraiati sull’erba, a qualche passo di distanza l’uno dall’altra, avvertirono calarsi il sonno sugli occhi e si addormentarono.
Dormiva Massimino, ma quello di Melania, (come essa stessa narrò in età adulta a chi scrive queste pagine), non era veramente un sonno, ma un assopimento cosciente, nel quale le veniva quasi infusa un’intelligenza di un grande avvenimento che si preparava, cosicché, avanzandosi in essa sempre più questa mistica concezione, si scuote, si rizza, e siccome era diligentissima nell’adempimento dell’ufficio affidatole, girò subito lo sguardo per cercare le sue vacche; ma dal punto dov’era non le discerneva. Allora si accosta a Massimino, lo scuote e gli dice: “Massimino, non so dove sono le nostre vacche, cerchiamole”, e sale sopra una collinetta che stava rimpetto a quella dove gli animali stavano sdraiati a ruminare; da quivi scorge le vacche, e fa di ridiscendere, in quella che Massimino stava per venirle incontro.
Ad un tratto Melania mette un grido, e lascia cadere il bastoncello che teneva nelle mani. Massimino si volta e rimane anch’esso esterrefatto.
Che cosa era avvenuto?
Seduta sopra quella larga pietra che faceva da copertura al tempietto composto dai due ragazzi, stava una bellissima Signora coi gomiti poggiati sulle ginocchia e con la faccia nascosta tra le palme in atteggiamento di grave e profonda mestizia. Era circondata da uno sfolgorante globo di luce, innanzi al quale il sole di mezzogiorno pareva che si oscurasse. Con tutto ciò, lo splendore di quella luce non offendeva la vista e vi si poteva guardare dai due fortunati pastorelli senza difficoltà alcuna.
La bella Signora si levò tosto in piedi, compose le braccia al petto in modo che l’una mano entrasse nella manica dell’altro braccio, e le maniche coprivano totalmente le mani, e larghe e cadenti pendevano l’una sull’altra. Rivolta ai due attoniti pastorelli disse loro con voce rassicurante, gentile e soave: “Non temete, figliuoli miei, avvicinatevi; sono qui per darvi una grande notizia”.
I due pastorelli animati da quel dolce invito le si avvicinarono, alquanto più innanzi Massimino, così da presso che tra lui e l’Apparizione appena avrebbe potuto passare un uomo.
Melania qualche passo più indietro, accanto a Massimino.
La bella ed amabile Signora, che ben si comprende essere la SS. Vergine, quasi volesse condannare anzitutto il lusso, la vanità e l’immodesto vestire delle donne dissipate, non solo teneva nascoste le mani, ma neppure un capello lasciava intravedere, stretta la testa da una cuffia che le scendeva in tutto il contorno del volto dietro le orecchie. La veste terminava in su con un collare che girava tutto attorno al collo.
Era nelle forme di vera Addolorata! Portava appeso ad una catenella sul petto il crocifisso Signore, con accanto alla croce il martello da un lato, la tenaglia da un altro. Una pesante catena di ferro a vari nodi (simbolo dei peccatori) le cingeva il petto, e più sotto una bella ghirlanda di rose (simbolo delle anime care a Gesù) le stava in giro. Il Crocifisso Signore agli occhi di Melania appariva vivo, si moveva, o si abbandonava come morto, si ergeva forte come per mostrare che stava sulla croce di sua piena volontà (Oblatus est quia ipse voluit. Is. c. v.)  La veste della SS.ma Vergine era tempestata di stelle (“Sublimis inter sydera” - La S. Chiesa nell’Inno). Naturale è il resto del vestire, il quale dimostrerebbe che la SS. Vergine volle farsi vedere come persona familiare ai due pastorelli, e per essi a tutti i popoli credenti, e nel contempo non smetteva il carattere di Suprema Signora e Regina. Poiché, portava sul petto un fazzoletto giallo che, incrociato ai lombi, si annodava di dietro alla contadinesca, e cingeva innanzi alla veste un grembiule giallo.
Era la stessa foggia del vestire della pastorella Melania e di quasi tutte le pastorelle francesi di allora: cuffietta, fazzoletto giallo sul petto, grembiule giallo d’innanzi. Ma la bella Signora aveva attorno alla cuffia una ghirlandina di rose, e un diadema regale, che ascendeva e s’innalzava in su della fronte, formato come di preziosissimi brillantini e roselline, ma gli uni e le altre lucenti e moventisi, come se si rinnovellassero tutti i momenti. Ai piedi portava scarpe gialle circondate di rose; cosicché aveva rose alla testa, al petto e ai piedi. La luce sfolgorante la circondava tutta, e si estendeva, sempre meno intensa, per larga cerchia.
Era giorno di sabato, precedente la terza Domenica di Settembre, che la Santa Chiesa dedicava allora alla commemorazione della Santissima Vergine Addolorata.
La persona della SS. Vergine appariva più grande della naturale grandezza, ed era oltremodo maestosa e grave, per quanto dolce ed amabile. Parlò un’ora circa coi pastorelli, ma, da vera Madre Addolorata, tutto il suo discorso fu accompagnato da un continuo piangere! Le sue lacrime scendevano come scintille che poi da se svanivano.
Tutte queste notizie furono attinte dagli autentici racconti dei due pastorelli fortunati e poi pubblicati, fatti replicare più volte e anche separatamente, innanzi a Commissioni di teologi deputati allo scopo dall’Autorità Ecclesiastica, cioè da Mons. Vescovo di Grenoble, il quale, dopo cinque anni dall’apparizione, esaurite le più minute esami del fatto e dei miracoli successivi, emise il Decreto Vescovile di approvazione, permettendone il culto nella sua diocesi.
Ma veniamo ora al parlare che fece la SS. Vergine.
Dopo di aver chiamato a sé i due pastorelli, che la guardavano come rapiti in estasi, cominciò a dire di Dio, anzi come se Iddio stesso parlasse per suo mezzo: (Si trascrive l’apparizione fino alla sparizione della SS. Vergine).
Sparita così la gran Madre di Dio, i due pastorelli dopo essere rimasti con gli occhi fissi al Cielo per qualche tempo, poi si guardarono insieme, e Melania per la prima disse: “La SS. Vergine sarà stata che ci apparve perché parlando di Gesù gli diceva: Figlio mio”.
Massimino soggiunse: “Oh, se l’avessi saputo le avrei detto di condurmi seco in Paradiso!”.
I due pastorelli scesero ben presto dal monte e si recarono presso i loro padroni. Massimino pieno di vivacità andava ripetendo innanzi ai contadini e alle loro mogli: “Avete veduta quella luce più bella assai di quella del sole? Oh, che bella Signora abbiamo veduta sulla Salette, io e Melania!” E raccontava e riferiva l’apparizione e le parole che disse la SS.ma Vergine. I suoi padroni non gli prestavano fede e si rivolsero ai padroni di Melania perché la interrogassero. Ma l’umile pastorella era nella stalla, dove aveva legate le vacche, e rincantucciata in un angolo piangeva. Fatta venire, fu tosto interrogata, ed essa raccontò il tutto con grande commozione. Quei buoni contadini non dubitarono oltre del fatto prodigioso, e dicevano pur essi commossi, specialmente le donne: “Oh, la SS. Vergine degnò di apparirci! Oh, che grazia! Oh, poveri noi se non si smette la bestemmia e il lavoro di festa!” Poi dissero a Melania: “Ma come farete a farlo sapere a tutto il popolo?” Rispose Melania: “Farò come mi direte voi”. La sua padrona soggiunse: “Farò come mi direte voi”. La buona contadina replicò: “Domani andiamo dal Parroco della Salette e faremo come egli ci dirà”.
Il domani, Domenica della Madre Addolorata, con la mattina Melania e Massimino, accompagnati dai loro padroni, battevano alla porta del Parroco. Affacciatosi, Melania dalla strada, in lingua di scelto francese, (laddove fin allora non sapeva parlare che il dialetto di Corps, molto rustico), cominciò a raccontare l’apparizione. Il Parroco, uomo di grande fede e pietà, alle prime parole si commosse, fece entrare quella buona gente coi due pastorelli, e volle sapere tutto; indi si vestì a Messa e uscì in Chiesa, dove il solito popolo delle domeniche riempiva tutto il sacro luogo. Il (parroco) salito sull’altare si volta, comincia il racconto dell’apparizione della SS. Vergine sulla Salette e dà in uno scoppio di pianto, e sempre piangendo annunzia il gran messaggio dato dalla Madre di Dio ai due innocenti pastorelli ivi presenti. Il popolo piange dirottamente col suo Pastore, e tutti promettono di non bestemmiare giammai e di non lavorare la festa. Effettivamente le bestemmie in quel paese cessarono per incanto, cessò il lavoro di festa con tanta scrupolosità che il vitto per la domenica si preparava tutto il sabato.
Intanto il domani, lunedì, Melania, già risalita alla Salette con le sue vacche (Massimino da quel giorno non vi salì più, ma fu trattenuto da suo padre), si accostò al luogo dell’apparizione e vide con sua gioia e sorpresa che dal punto dove erano posate le piante della SS. Vergine scaturiva una polla d’acqua, (che non cessò mai più e vi scorre ancora). Bevve per la prima alla miracolosa fontana, indi, tolta la pietra sulla quale si era seduta la SS. Vergine, ne staccò un pezzetto, se lo mise addosso e lo tenne con sé tutta la vita sul petto, e tuttora sta col suo corpo verginale nel sepolcro!
CIÒ CHE SEGUÌ ALL’APPARIZIONE
Cominciarono ben presto i devoti pellegrinaggi alla Salette sul posto dell’apparizione. Né si fecero aspettare i miracoli della potente Signora e Regina per confermare lo straordinario avvenimento: guarigioni istantanee con l’acqua miracolosa o con la semplice invocazione della Madonna della Salette.
Dopo cinque anni di accurato esame, come innanzi abbiamo detto e qui replichiamo, l’apparizione si ebbe la piena approvazione diocesana. Indi sorse sul monte della Salette un tempio, che poi dal S. Padre Leone XIII fu dichiarato Basilica. Furono fabbricati un Convento pei sacerdoti, detti Missionari di Maria SS.ma della Salette, e un altro per le Suore, e poi un’altra grande Casa per accogliere i pellegrini.
La devozione verso Maria Santissima della Salette si sparse rapidamente in Francia, in Italia, nella Spagna, ed entrò anche nel nuovo mondo. Tutti gli animi furono compresi di santo timore dinanzi alle minacce della SS. Vergine e all’incognita dei due segreti. Ben presto sorsero altari e chiese dedicate alla Madonna della Salette in molte Città e vi si stabilirono delle Confraternite. Sacri oratori e scrittori molti decantarono dai pergami e dalla stampa le glorie della gran Madre di Dio nella sua recente apparizione e molte anime furono scosse dal peccato e convertite a Dio.
Oggigiorno però questa grande devozione si è in parte illanguidita per causa di troppo zelanti fautori dell’Apparizione, i quali, volendola difendere con soverchio calore, hanno contribuito invece ad offuscarla, e quel che è più doloroso non hanno risparmiato, nel loro soverchio zelo, illustri personalità della Gerarchia Ecclesiastica.
Ma la devozione alla SS. Vergine della Salette, come profetizzò il beato Curato d’Ars, risorgerà ancor più bella e farà grandi progressi in tutto il mondo. Beati dunque coloro che, per ora, nella specie di solitudine in cui è rimasta la piangente Regina della Salette le sanno tenere compagnia!
Annibale Maria Di Francia, Scritti, vol. 59 |