P.Annibale, si trovò in una posizione di mediazione prudente e cauta nello scenario del tempo, nel quale era talora dura ed aspra la controversia sul "caso La Salette", per la presenza dei cosiddetti "melanisti", tenaci assertori della verità dell'apparizione, e coloro che invece l'avversavano a tutti i costi. Egli era convinto della eroicità di virtù della Pastorella della Salette, perché l'aveva conosciuta personalmente.
Pertanto, sin dal 1918 aveva avuto l'idea di avviare un regolare processo canonico presso la Curia Vescovile di Castellammare di Stabia (dove Melania era vissuta per 18 anni) o la Curia Prelatizia di Altamura, con la formazione di una commissione di tre sacerdoti, tra i quali sperava di esserci anche lui, onde raccogliere le testimonianze giurate di quanti avevano conosciuto Melania.
Dati i motivi che potevano intralciare lo sviluppo del cammino, ed i precedenti di uno scritto di Leon Bloy sui fatti della Salette, censurato e condannato all'indice dal S.Uffizio, P.Annibale fu indotto a ritenere e volere il processo privato.
Su indicazione dell'abate Combe, scrisse ad una signorina francese che aveva conosciuto Melania, per avere notizie documentate "sulle virtù eroiche e sui fatti straordinari e prodigiosi" per il processo episcopale.
P.Annibale era in età avanzata e non poteva permettersi viaggi frequenti. Erano inoltre cresciuti i suoi impegni di apostolato in Sicilia. Per questo egli espose a Mons.Verrienti l'idea di portare con sè a Messina, prima in forma definitiva (lettera del 13 luglio 1922), poi solo temporaneamente (lettera del 18 agosto 1922), le spoglie di Melania, perchè là essa godeva di grande popolarità e rispetto, ed egli si sarebbe potuto dedicare in prima persona come postulatore, alla causa di beatificazione. In entrambi i casi le risposte di Mons.Verrienti furono negative. Allora P.Annibale pensò di rivolgersi al P.Fanfani, un sacerdote domenicano di Roma, dal momento che Melania era morta terziaria domenicana, perchè divenisse lui postulatore della causa presso il Vescovo di Altamura, promettendosi anche di stampare un opuscoletto come "Articoli della fama di santità di Melania".
Incartamenti, lettere e testimonianze furono raccolte e portate nella Curia Vescovile di Altamura. Forse non fu dato molto credito a questa iniziativa, dal momento che il fascicolo riguardante Melania rimane tuttora conservato nell'Archivio Vescovile, e dal cancelliere del tempo, fu indicato con un lapis rosso sopra una fascetta come "strane pretese". Del processo non se ne fece niente.
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